Dalla Germania arriva la notizia, (fonte radio 24) che, da quando è scoppiata la crisi dei mutui sub prime, contestualmente, con un picco nelle ultime settimane, è aumentata vertiginosamente la vendita di un classico della filosofia politica: “Il Capitale” di Karl Marx triplicate rispetto allo scorso anno.

Per chi non lo conoscesse: si tratta del testo chiave del marxismo prima e del comunismo, in tutte le sue declinazioni, poi. Fu pubblicato in tre libri di cui il primo nel 1867.

In Italia, uno degli ultimi editori che ha pubblicato il testo, afferma che, pur senza raggiungere i numeri della Germania, sono fortemente aumentate sia le vendite del testo di Marx che quelle de, udite udite: “Il libretto rosso” di Mao, (che di Mao non è…).

Pare quindi che dopo un decennio in cui si sono esaltati il liberalismo senza conoscerlo, (dal dopoguerra a oggi, mediamente, nei testi di filosofia dei licei si sono dedicate una decina di pagine a Marx e, se previste, 2/3 a tutti e tre i classici del liberalismo: Locke, Hume e Bentham) la nostalgia abbia stia prendendo il sopravvento facendo tornare in auge un testo che prevede, fra le altre cose: dittatura, selezione fra chi deve sopravvivere e chi no e distruzione del sistema capitalistico.

Considerando la pesantezza immane del testo, ed il fatto che si prevede, per la fine dell’anno di arrivare a venderne, in Italia, 10.000 copie, credo che molti lo useranno, per fortuna, da soprammobile.

 

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