Delle due inquietanti crisi che l’economia mondiale sta attraversando – caos finanziario e aumento dei prezzi dei prodotti alimentari – la seconda è la più preoccupante. In molti paesi in via di sviluppo, la parte della popolazione più povera spende circa tre quarti del suo reddito in prodotti alimentari. Inevitabilmente, i prezzi elevati minacciano disordini, nel migliore dei casi, e la fame di massa nel peggiore dei casi.

I recenti picchi di prezzo colpiscono quasi tutti gli alimenti. Ma questi picchii sono essi stessi parte di una più ampia gamma di aumenti di prezzo delle merci in generale.
Sono forze potenti che agiscono sui prezzi di energia, materie prime industriali e alimentari. Quali sono queste forze? Esse comprendono la rapida crescita economica nei paesi emergenti, la debolezza del dollaro USA e le pressioni inflazionistiche a livello mondiale.

Come mai avviene ciò?
Sul lato della domanda, i forti aumenti dei redditi pro capite in Cina, India e in altri paesi emergenti hanno sollevato la domanda per i prodotti alimentari, in particolare, le carni e i relative mangimi per animali. Questi cambiamenti hanno influito anche sulla riduzione dell’uso del territorio per la fornitura di cereali a disposizione per il consumo umano.

Inoltre, l’aumento di produzione dei biocarburanti, ulteriormente stimolato dall’impennata dei prezzi del petrolio, aumenta la domanda di mais, olio di colza e gli altri cereali che sono un alternativa a colture alimentari. Il World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale osserva che “anche se ancora i biocarburanti rappresentano solo l’1 ½ per cento dei combustibili liquidi globali, essi hanno rappresentato quasi la metà della crescita del consumo di grandi colture alimentari nel 2006-07”.

Questi dati rappresentano un punto di riflessione importante da cui è necessario partire per una riforma sostanziale dell’agricoltura mondiale.

Liberamente tradotto da: Financial Times

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