Le parole del premier italiano, Mario Monti, in merito alla monotonia del posto fisso, ha generato un vespaio di polemiche ovunque. Facebook, twitter, e vari social network sono pieni di commenti negativi nei confronti di Monti. La risposta più frequente è che se non hai il posto fisso, difficilmente le banche possono erogare il mutuo. Ci sono anche perecchi casi di persone che hanno cambiato 10 volte il posto di lavoro, in varie città, ma in tutti i casi lo stipendio non era monotono ma deprimente. Monti ha sbagliato a generalizzare il discorso, c’è chi prende 30.000 euro al mese e cambia lavoro per prendere ancora più soldi, mentre il precario cambia lavoro perchè il contratto è a termine, ma non sempre trova un altro lavoro e lo stipendio non è mai lo stesso, anzi è umiliante. Io cambierei volentieri lavoro se qualcuno mi offrisse di più di quello che prendo adesso, altrimenti resto al mio posto, perchè ho un mutuo da pagare. Gli istituti di credito guardano quanto prendi e se hai un contratto a tempo indeterminato e basta.
Via corriere
Da quest’anno, viene introdotta, a livello sperimentale, l’imposta municipale propria IMP, che verrà applicata in tutti i Comuni Italiani fino al 2014; dal 2015 entrerà a regime, diventando la vera e propria Imposta municipale unica IMU. Qui di seguito le istruzioni su come calcolare l’Imposta Muncipale Unica:
Il presupposto dell’imposizione è il possesso di immobili, così come definiti dall’art. 2 del D.Lgs. n.504/92, compresa l’abitazione principale e le sue pertinenze. La base imponibile dell’imposta è costituita dal valore catastale rivalutato in base alle categorie catastali.
Il valore dei fabbricati è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 5%, i seguenti moltiplicatori:
Per quanto riguarda il valore dei terreni, questo è costituito da quello ottenuto applicando al reddito dominicale risultante in catasto al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25%, un moltiplicatore pari a 130. Per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali il moltiplicatore è pari a 110.
Dopo aver calcolato il valore bisogna moltipicarlo alle tipologia di aliquote, qui elencate:
Le agevolazioni sono ben poche e riguardano tutti i cittadini italiani possessori di immobili adibiti ad abitazione principale, dove possono essere detratti € 200. Tale detrazione può essere maggiorata di € 50 per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare l’importo massimo di € 400.
Per quanto concerne le modalità di versamento IMU, il primo versamento dovrà avvenire entro il 18 giugno 2012.
Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha deciso di lasciare i tassi di interesse al 1,00%. Quindi non ci sono state delle sorprese che molti si aspettavano, Draghi ha preferito fermarsi ed ascoltare i mercati. L’Eurozona è quasi in recessione, ma il problema maggiore riguarda l’inflazione che si assesta al 2,8%, per cui non era conveniente tagliare ancora i tassi. Però se l’inflazione tenderà a scendere ancora, è probabile che possa tagliare i tassi di un quarto di punto, ma questa situazione economica non ci permette di fare delle valutazioni certe. In ogni modo devo dire che se ci fosse stato ancora Trichet al posto di Draghi, sicuramente i tassi sarebbero ben superiori.
Via ilsole24ore
Questa crisi economia sta mettendo a dura prova l’Europa, e si prevede che alcune nazioni Euro, come Italia e Spagna potrebbero subire il taglio rating da parte di Fitch. Attualmente l’Italia ha rating A+, ma per la
Fitch non è bene assicurata sulla crisi di liquidità per questo potrebbe subire il declassamanto dopo la revisione. Per quanto riguarda la Francia e la Germania non subiranno variazioni, anche se i Francesi hanno un outlook negativo, questa non presenta preoccupazioni in quanto il trend economico sta crescendo. Dopo il taglio rating attuato nella fine del 2011 da parte di Standard & Poor’s e di Moody’s, mancava anche quello di Fitch, per questo non ci sorprende. Purtroppo l’Italia è in una fase di non crescita, mancano le riforme vere e sostanziali che possano far ripartire l’economia italiana.
Via ansa
Spesso come condizione per l’accettazione del mutuo per la casa viene richiesta l’apertura di un conto corrente presso la stessa banca. Se è vero che in alcuni casi si tratta di un’imposizione, è vero anche che per il cliente è possibile sfruttare questa condizione a suo vantaggio. Di solito infatti sono previsti benefici economici, cioè rate più basse, per chi sceglie l’accoppiata conto e mutuo nella stessa banca. Ma cosa succede se decidiamo di cambiare?
CAMBIARE IL CONTO CORRENTE E TRASFERIRE IL MUTUO
La cosa più importante da sapere prima di aprire un conto corrente e un mutuo è se il conto corrente deve essere mantenuto aperto per l’intera durata del mutuo. Nella maggior parte dei casi è così. In alcuni casi invece è possibile cambiare il conto corrente e mantenere il mutuo. Oppure, se non si può fare altrimenti, si può scegliere di trasferire entrambi, in tempi piuttosto veloci, grazie a una procedura completamente gratuita. O almeno così prevede la legge, ma non sempre è così semplice.
Mettiamo ad esempio che non siamo più soddisfatti del nostro conto corrente – e del mutuo ad esso collegato – e di conseguenza abbiamo deciso di cambiare banca perché ne abbiamo trovato un’altra che offre un tasso migliore o perchè utilizzando comparatori come conticorrenti.net abbiamo scoperto un conto più conveniente per le nostre esigenze. La richiesta del trasferimento dev’essere presentata alla nuova banca: a loro spetterà il compito di portare avanti la procedura entro i 30 giorni, in modo che il cliente non perda nemmeno un centesimo. Spesso però sono proprio le banche a mettere degli ostacoli o a lasciare a carico del cliente spese non previste.
Il consiglio, come spesso accade in finanza, è dunque di informarsi prima, presso l’agenzia, di quelle che sono le condizioni che legano il mutuo al conto corrente.
Questa crisi finanziaria sta mettendo in ginocchio molte famiglie, non metto in discussione la manovra di Monti, ma bensì i governi precedenti. Purtroppo 20 anni di malgoverno e pochissime (pe non dire nulle) riforme, hanno generato questa situazione. Adesso che siamo in pieno clima natalizio, le spese da fronteggiore sono moltepici, dai regali, alle cene sia di Natale, sia di capodanno, i vestiti, nuovi elettrodomestici, etc. Sempre più italiani, per coprire queste spese, ricorrono al prestito che varia dai 2.000 ai 20.000 euro, che servono proprio per stare un pò tranquilli. Premesso che stiamo parlando di famiglie agiate, con un buon lavoro e con pochi problemi. Mentre per quelle famiglie, con parecchi problemi economici derivanti dalla cassa integrazione, perdita del lavoro, divorzio, e quant’altro, non festeggieranno il Natale come vorrebbero, anzi sono costretti a stare a casa e spendere solo l’essenziale per tirare avanti e sperare nel miracolo. Senza considerare gli anziani, che sono un capitolo a parte, devono cercare di sopravvivere con la pensione minima e spesso vanno a mangiare dalla Caritas.
Via ansa
Premesso che con questa crisi economica ha fatto si che la richiesta di mutui per la prima siano in netto calo, ma di contro stanno aumentando le richieste di piccoli prestiti per far fronte alle emergenze. In mezzo a tutto questo c’è un notevole aumento di richiesta mutuo per altri motivi, fuori dall’acquisto della prima casa, che per essere erogato bisogna che venga dato una garanzia, che è appunto la casa di proprietà. In pratica per avere a disposizione dai 50.000 euro in su bisogna ipotecare la casa. La maggior parte delle famiglia fa ricorso a questa tipologia di finanziamento, denominato mutuo liquidità, per mantenere il proprio benessere e quindi con i soldi si fa la macchina nuova, il cellulare di tendenza, i vestiti alla moda e quant’altro che possa far star bene. In sostanza vogliono mantenere la propria zona di comfort.
Via wallstreet
Contestare una multa diventa ancora più difficile. Sì, perché sono stati dimezzati i giorni utili entro i quali ricorrere al Giudice di pace contro una sanzione per violazione del codice della strada. C’è chi parla di “snellimento delle procedure burocratiche”, ma in concreto ci sarà semplicemente meno tempo per far valere le proprie ragioni.
Il Decreto legislativo 150/2011, entrato in vigore il 7 ottobre, ha portato infatti da 60 a 30 i giorni a disposizione per contestare una multa dal Giudice di Pace; rimangono invece validi i 60 giorni per impugnare la sanzione dal prefetto.
Cosa cambia quindi per gli automobilisti che vogliono contestare una multa ritenuta illegittima?
Occorre attivarsi velocemente, perché i 30 giorni scattano dalla data di contestazione della violazione o dalla notifica del verbale di accertamento. E occorre fare attenzione: i 30 giorni vanno contati uno ad uno, perché non corrispondono ad un mese. Quindi, ad esempio, se la notifica risale al 3 ottobre, andrà contestata entro il 2 novembre, pena la nullità della richiesta.
Entro il termine previsto, quindi, bisogna raccogliere tutti gli elementi di prova a proprio favore per poterli proporre al Giudice di pace, pagando un contributo di 37 euro.
Attenzione: la nuova regola decorre per tutte le violazioni accertate dal 6 ottobre 2011.
foto Julosstock
Ormai anche il presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, ha capito che il Premier Silvio Berlusconi, non comprende i veri problemi dell’Italia. Troppi cambiamenti sulla manovra da attuare ha dato l’impressione di un governo piombato nel caos. Tutto il mondo se n’è accorto, questo governo pur di restare in piedi sta facendo solo danni, non stanno veramente valutando la crisi che sta attanagliando l’Italia. Non si rendono conto della gravità del problema, purtroppo si parla solo di intercettazioni, dei processi e di Ruby. Non hanno pensato di attuare la manovra finanziaria molto prima in maniera da farla più perfetta, hanno voluto mettere i paraocchi, spesso hanno detto che l’Italia era poco coinvolta in questa crisi mondiale. Tutto questo ha fatto si che questa manovra venisse fatta in fretta e furia sanza valutare i pro e i contro. Il presidente della Repubblica non sa più cosa fare per “svegliare” questo governo, quindi aspettiamoci anni di oblio e di sacrifici per noi contribuenti onesti. Anche se questo governo Berlusconi andasse a casa e al suo posto ci fosse Bersani o Casini, non cambierebbe nulla!
La Fed ha annunciato che non rialzerà i tassi fino alla metà dell’anno 2013, in quesnto la crescita economica in USA va a rilento. Bernanke ha valutato la situazione finanziaria dell’America asserendo che la crisi non è ancora del tutto finita. L’economia tarda a rialzarsi, ci sono troppi disoccupati che vicono con assegni di sussidio e di conseguenza il debito pubblico americano sta crescendo di giorno in giorno. Per questo la Fed ha deciso di lasciare invariato il tasso in maniera da non appesantire ulteriormente l’economia USA e questo rappresenta un vero atto di coraggio, in quanto i mercati pretendevano l’aumento. Di contro la BCE ha rialzato troppo presto i tassi di interesse portandoli al 1.25% con lo scopo di stabilizzare i prezzi e di tenere a bada l’inflazione che stava salendo, ma non ha tenuto conto della crisi economica che sta attanagliendo l’Europa. Insomma ha sopravvalutato la forza dell’euro, convinta che l’economia europea si sarebbe riavviata a pieni regimi in breve tempo. Questo non è ancora successo, anzi stiamo rischiando grosso. Non sarebbe male che Trichet faccia un passo indietro e portasse i tassi almeno al 1%.
Via radiocor