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Archive for the ‘lavoro’ Category

Sei troppo bravo e pignolo al lavoro? stai attento che ti licenziano

Friday, November 28th, 2008

Da quando il ministro Brunetta ha deciso di fare la guerra contro i fannulloni del pubblico impiego, questi si sono dovuti regolare cercando di lavorare un pò di più, di non andare a fare la spesa durante l’orario di e di ammalarsi il meno possibile altrimenti rischiavano di venire licenziati, ma c’è anche chi viene licenziato perchè lavorava troppo bene, questo fatto è successo negli uffici della Provincia di Bolzano dove hanno giustificato questo benservito dicendo che la signora è troppo pignola sul e che non fa il gioco di squadra, insomma doveva lavorare un pò meno e aiutare gli altri.

Questa vicenda mi pare troppo fantozziana, in buona sostanza se si vuole mantenere il proprio posto di bigogna lavorare il minimo indispensabile e sempre in gruppo in modo che tutti facciano qualcosa e poco, per questo troviamo delle strutture pubbliche che fanno “schifo”.

Fannulloni, state all’occhio. Ma anche voi, stakanovisti a sfondo narcisistico, drizzate le orecchie. Soprattutto se avete l’abitudine di lavorare con «eccessiva pignoleria». Sappiate infatti che un perfezionismo esasperato può - addirittura - essere giusta causa di licenziamento.

Via ilgiornale

La donna va in pensione prima dell’uomo, per la UE è discriminazione

Friday, November 14th, 2008

Come sappiamo, per i dipendenti del pubblico impiego la pensione di vecchiaia viene erogata a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne, per la questa regola viola la regola sulla discriminazione retribuitiva in base al sesso in quanto la donna prende meno dell’uomo e questa è una discriminazione, per questo la corte di giustizia di Bruxelles ha chiesto al italiano di togliere questa differenza in modo che la donna venga messa sullo stesso piano dell’uomo, altrimenti verrà multato.

Devo dire che il metro di valutazione della su questo campo mi pare troppo esagerato, sono d’accordo che la discriminazione tra uomo e donna deve sparire, siamo tutti sullo stesso piano, ma il rendimento lavorativo di una donna a 65 anni non è uguale a quello dell’uomo, poi bisogna anche considerare che se abbassano l’età, la pensione sarà ancora più bassa.

Per i dipendenti pubblici la diversa età per l’accesso alla pensione di vecchiaia - 60 anni per le donne e 65 per gli uomini - contrasta con uno dei principi del Trattato , quello che vieta discriminazioni, basate sul sesso, nella retribuzione.

Via ilsole24ore

Opinioni controcorrente sull’Università

Monday, November 10th, 2008

Dopo aver scritto di scuola e università su questo blog più volte, oggi mi permetto di fare copia ed incolla di brani di un articolo tratto da Noisefromamerika: blog di italiani che lavorano come docenti universitari negli USA, per due motivi: il primo è perchè condivido pienamente le argomentazioni ed il secondo è perchè il loro pulpito è sicuramente più autorevole del mio. Buona lettura

[...]Gli studenti in piazza non hanno capito nulla. Lamentano correttamente che l’educazione che ricevono garantirà loro un futuro senza opportunità. Giusto. Si stanno preparando a una vita di rivendicazioni vane. Ma hanno una visione classista della società.

[...]I genitori sono fieri dei propri figli che protestano e occupano. Tutti papà e mamma i nostri bei ragazzi. Per non parlare degli anziani professori che inneggiano al sessantotto che ritorna, nella speranza di aggrapparsi al traino della gioventù altrui.[...]Nè studenti, né genitori, né professori chiedono direttamente un sistema educativo di qualità. Chiedono piuttosto solo maggiori finanziamenti per l’educazione. Ma non è affatto di fondi che il sistema necessita. L’ spende per la scuola, dalla materna alle superiori, una percentuale del PIL essenzialmente pari alla media OCSE (dati riferiti al 2005, da OCSE, Education at a Glance, Settembre 2008). Per l’università la spesa annuale per studente, depurata dal numero eccezionale di fuori-corso, è addirittura inferiore solo a quella di USA, Svizzera, e Svezia.[...]

 

 [...]I rettori universitari minacciano le dimissioni di gruppo per protesta. Lo fanno ogni volta che sentono parlare di tagli. Nel Novembre 2006 lamentavano una insufficiente crescita del fondo di finanziamento, che avrebbe portato a «il blocco degli atenei, dei servizi, la cancellazione del futuro per i nostri giovani». Oggi si legge nella mozione della Conferenza dei Rettori, approvata all’unanimita nel Luglio 2008: «L’università non reggerà l’impatto. Una situazione che […] porterà inevitabilmente l’intero sistema universitario pubblico al dissesto». Davvero le amministrazioni universitarie non hanno alcuna colpa della lievitazione dei costi del sistema? Qualcuno ha sentito i rettori minacciare le dimissioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che le nuove regole per i concorsi inducano a promozioni in massa (dal 1999 al 2006 il numero di professori ordinari è cresciuto del 54%)? E sul fatto che nuovi atenei sorgono come funghi nelle sedi più improbabili? E sulla proliferazione di inutili corsi di laurea? Qualcuno ha sentito i rettori minacciare le dimissioni per richiedere finanziamenti basati sulla qualità dei loro atenei? Nel 2007 la quota percentuale dei finanziamenti assegnata sulla base dei “risultati” era del 2.2%; il 97.8% distribuito invece sulla base della spesa storica, cioé favorendo chi ha speso di più, e non meglio, in passato.[...]

Voi cosa ne pensate?

 

 

 

 

 

Ma quale crisi: c’è chi può permettersi di rifiutare il lavoro!

Friday, October 24th, 2008

Mentre si avvicina sempre più il fantasma della recessione che, invitabilmente porterà con se minore occupazione se non, licenziamenti e famiglie sempre più indebitate, a Palermo, (fonte: il Sole 24 Ore), c’è chi si può permettere, dato lo stato splendido dell’ isolana, di non lavorare.

Succede che un bel giorno il comitato della piccola industria della Confindustria palermitana, avvia un progetto, in collaborazione con l’I.T.I.S. locale secondo il quale 20 ragazzi neodiplomati dell’istituto, avrebbero dovuto portare avanti uno stage, in alcuni casi retribuito che, avrebbe potuto portare ad una possibile assunzione.

Niente di certo, per carità, però si trattava di un primo approccio al mondo del e di un primo passo nella compilazione di un curriculum vitae.

Sapete com è andata a finire?

Bene, dei 18 ragazzi che lunedì scorso avrebbero dovuto cominciare lo stage: 14 di loro, che fino a venerdì erano certi di iniziare e che si erano presentati il giorno stesso all’appuntamento per regolarizzare la loro posizione lavorativa, ben 14 non si sono presentati al .

Per rendere la cosa ancora più edificante: nessuno dei 14 ha avuto la premura di avvisare che non ci pensava neanche lontanamente di mettersi a lavorare.

Al di la dello sconcerto della confindustria palermitana, ciò che più colpisce è il sistema di una certa quota di giovani, oggi, di affrontare il mondo del , (basta chiedere a chiunque si occupi di selezione); purtroppo, al di la del valore di ogni singolo individuo, moltissimi pensano di potersi permettere di scegliere il a seconda del sentimento mattutino, degli orari ai quali sono abituati, e, cosa più importante, a seconda di quanta fatica si decida di fare.

Pensate sia colpa dei soliti giovani d’oggi, oppure che le famiglie abbiano una grossa responsabilità nell’aver allevato pulcini non si riescono a togliere di dosso la bambagia che li ha cullati fino ad oggi?

Questa sarà l’ultima volta che mettiamo le mani in tasca ai contribuenti…!!!

Friday, October 17th, 2008

Qualcuno si ricorda questa frase pronunciata l’indomani dell’approvazione del prestito ponte di 300 milioni di euro per salvare ?

Essendo stata l’ennesima volta che noi poveri contribuenti avremmo dovuto metter mano al portafoglio per la disastrata compagnia di bandiera, quella volta si decise che, dopo il prestito ponte o si cambiava oppure si falliva.

Com’è andata a finire tutti lo sappiamo: non esiste più ed ora c’è C.A.I. che pare, almeno a sentire i favorevoli, abbia salvato l’onore nazionale, abbia evitato crisi occupazionali immani e ci permetterà di volare in tranquillità per il prossimo futuro, (il fatto che essendo monopolista su certe tratte pagheremo i biglietti uno sproposito, poco importa).

Dietro a tutto questo però, c’è il fantasmagorico accordo sindacale che prevede per tutti i dipendenti che dovranno essere tagliati: ammortizzatori sociali di lusso, per 7 anni.

Ma come si fa a trovare i  da dare a chi non lavora, per sette anni?

Pensa che ti ripensa si è deciso in un primo tempo di mettere un obolo di 1 euro su ogni biglietto emesso.

Poi si è pensato che era meglio alzare la posta a due euro ed infine: notizia di questi giorni, si è capito che se non si estorcevano 3 euro, (vedi qui), ad ogni persona che decidesse di volare C.A.I./Air One, non si sarebbe riusciti a pagare i 7 anni di pace per gli ex dipendenti.

La cosa più bella, ritengo, è stata la dichiarazione che un rappresentante del ha osato rifare: “ Questa sarà l’ultima volta che mettiamo le mani in tasca ai contribuenti…”

Meditate gente meditate.

Siamo in crisi: salvaguardiamo i parenti, almeno quelli stretti

Thursday, October 9th, 2008

Pochi giorni fa il ha deciso di partire con il progetto federalista che dovrebbe, a sentire i Ministri coinvolti, rendere possibili un abbassamento delle , una riduzione della spesa ed un minor spreco di risorse.

In attesa che si compia questo miracolo, la Regione Sicilia continua ad essere presa d’assalto, (leggi qui), da torme di parenti aventi almeno due caratteristiche: sono parenti di potenti e, a sentire i loro famigliari,  non c’è mai alcun dubbio che meritino i posti nei quali si trovano.

Fra gli ultimi esempi di meritocrazia annunciata ed applicata, vi sono: la cugina del Ministro della giustizia Alfano e la sorella del Presidente del Senato Schifani, per non stufare elencando gli intimi di assessori, capigruppo e chi più ne ha più ne metta.

Intervistato dal magazine del Corriere della Sera, nel solito trafiletto che non dia disturbo al pubblico, il governatore della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, (Presidente della provincia di Catania ai tempi delle spese pazze che hanno portato al dissesto del Comune), sull’assunzione della figlia dell’assessore Giovanni Ilarda, a domanda, sulla possibile raccomandazione, così risponde:

“Ma cosa dovrebbe fare, (la povera ragazza)? Cambiare cognome? E poi mi scusi, questa ragazza ha ormai la sua autonomia e vive da sola. Dovrebbe forse vivere di elemosina del padre in alternativa? O cercarsi un nuovo ?…

Conscio della ragionevolezza della risposta, lascio spazio a chi avesse dubbi sulla limpidezza dei gentili signori.

 

 

Prima manifestazione nazionale dei Call Center - Roma

Thursday, September 25th, 2008

Diritti al ”, lo slogan scelto dalla SLC -Cgil, Fistel - Cisl e Uilcom- Uil promotrici del corteo del 19 settembre, riassume al meglio il senso e lo spirito di questa prima manifestazione nazionale della categoria Call Center che ha visto in piazza centinaria di lavoratici e lavoratori provenienti da tutta .

Stabilizzati e precari, giovani e madri, padri di famiglia, tutti uniti dal bisogno e dalla volontà di rivendicare diritti, garanzie e tutele in un settore per anni reso invisibile e tenuto a distanza da ogni forma di sensibilizzazione e lotta sindacale; un settore cresciuto a dismisura e che oggi vede 24.000 dipendenti stabilizzati e oltre 30.000 lavoratori precari in tutta .

Tra i principali obiettivi della manifestazione - ricorda Luca Alessandrini di Teleperformance- richiedere al l’attuazione delle direttive dell’ex Ministro del Damiano - solidale con i manifestanti e presente in piazza - e di tutti gli interventi messi in campo dal Prodi nella direzione della progressiva stabilizzazione dei lavoratori precari nel call center. Senza dimenticare l’indispensabile e continuo di sensibilizzazione da svolgere, in tale direzione, nei confronti dell’opinione pubblica e dei clienti, cioè dei committenti delle società di Call Center.

Una “carta delle responsabilità aziendali”, ribadisce Luca, permetterebe un monitoraggio più efficace conferendo alle prestazioni degli operatori, soprattutto dei collaboratori occasionali non ancora stabilizzati, una dingità lavorativa e personale ad oggi negate.

Sul palco allestito a Piazza Venezia, nonostante la pioggia incessante, si alternano le testimonianze di lavoratrici, lavoratori e rappresentanti delle tre sigle sindacali.
Sono storie di deregolamentazioni selvaggie e di abusi, racconti di un quotidiano precariato mascherato da flessibilità e politiche aziendali, che rischiano di aggravarsi in seguito all’approvazione del decreto 112, la manovra economica triennale del Berlusconi in cui vengono demolite le garanzie per i precari introdotte dal Prodi. La riattivazione del Tavolo nazionale sui Call Center presso il Ministero del risulta, dunque, un passaggio obbligato per evitare l’affondamento della “flotta” Call Center italiana.

Addio Alitalia. Addio posti di lavoro.

Friday, September 19th, 2008

La CAI (compagnia aeronautica italiana) ha ritirato l’offerta, dopo durissimi scontri contro i sindacati e le organizzazioni di piloti e assistenti di volo. 19.800 dipendenti (fonte dedalonews) sono ora a serio rischio di trovarsi senza . In mesi di trattative non si è in grado di giungere ad un accordo che non sia o tutto bianco o tutto nero.

Il concede alla CAI ancora tre giorni per rientrare nella trattativa, prima del baratro chiamato Fallimento. Il ministro del Sacconi segnala però, agli esultanti dipendenti che festeggiano l’ennesima caduta delle proposte contrattuali, che non ci sono altre aziende / cordate disposte a entrare in trattativa. Nemmeno Lufthansa né di Airfrance!

Ma all’estero cosa si dice di questa terrificante e umiliante situazione?

Il sito boston.com scrive:

, a national symbol for more than six decades, has been the victim of political interference, labour disputes, mismanagement and, more recently, soaring fuel costs [...]

Travelmole rincara la dose:

remains on the ‘edge of an abyss’ after an investor group walked away from a rescue bid. [...]

Dalle colonne del Financial Times:

A consortium of Italian investors yesterday withdrew its takeover offer for because of opposition from trade unions, leaving the loss-making flag carrier staring at bankruptcy, barring last-minute government intervention. [...]

Insomma. L’ennesima figura di me**a davanti al mondo!

Tanto paga pantalone!

Wednesday, September 17th, 2008

Negli USA è fallita Leheman brothers e circa 50.000 persone in giro per il mondo dovranno cercarsi un altro , in i dipendenti sono 140 e, intervistati, alcuni non hanno risposto mentre altri hanno detto che cercheranno di far valere le loro ragioni all’interno dell’azienda.

Ciò che colpisce sono le facce di chi, dalla sera alla mattina si è trovato senza un : in Inghilterra e negli USA, chi è stato intervistato ha semplicemente affermato, mediamente, che vedrà il da farsi e che per ora starà con la famiglia. Poche tragedie per persone consapevoli che il futuro potrà offrire altre opportunità, magari non migliori ma pur sempre opportunità.

L’ si è fermata per : la ci gira intorno, l’ si prostra e la popolazione dovrà subirne i guasti, dal momento che si parla di debiti per circa 2,8 miliardi che verranno buttati sulle spalle degli inconsapevoli contribuenti, (fonte Lavoce.info), per non citare i mega ammortizzatori sociali usati come arma contrattuale dal nei confronti dei sindacati.

È di oggi la notizia, (fonte Il Sole 24 ore),  che Finnair, compagnia finlandese controllata dallo stato, ha messo i sindacati davanti a due opzioni: tagliare gli stipendi di un 5% per un periodo di tempo oppure tagliare 400 posti di . I sindacati hanno rifiutato il taglio delle retribuzioni e, di conseguenza la compagnia aerea ha dichiarato che procederà alla riduzione dell’organico: nessuna tragedia, quando le cose andranno meglio, si assumerà personale.

Vi sembra possibile che milioni di contribuenti paghino fior di per una decina di migliaia di dipendenti di ? Vi sembra giusto che si debba salvare la compagnia di bandiera alle spalle dei cittadini che non ricevono alcuna informazione su quanto ci costerà?

Vi sembra normale che sedici, (ma ormai la lista si è allungata tanto difficoltoso sarebbe il salvataggio a spese dello Stato), imprenditori si dipingano come cavalieri in difesa dell’italianità quando in realtà avranno poco da perdere e molto da guadagnare, (quanto si può guadagnare dalla vendita degli slot, per esempio a Hetrow? Qualcuno parla di centinaia di milioni di euro)?

Il dramma non è questo e la che porta avanti ma, purtroppo, tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, con buona pace di chi litiga se i governi migliori siano di destra o di sinistra: il vero problema è la classe dirigente nel suo complesso.

 

Il tesoretto che il Sud Italia non usa

Monday, September 8th, 2008

Tutti sanno che la differenza tra il Nord e il Sud è molto rilevante sutto tutti gli aspetti, ma la notizia più eclatante è che l’ ha messo a disposizione per il Sud ben 6 miliardi e 800 milioni di euro da spendere entro il 31 dicembre di quest’anno, sono così tanti che potrebbero sistemare il loro patrimonio artistico e culturale, fare nuove scuole, creare nuovi posti di e tanto altro.
Evidentemente i politici del Sud hanno così tanti che non sanno cosa farne che preferiscono rifiutare questi fondi europei e nessuno dice niente e si lamentano anche!

Ma la preoccupazione è che dopo questa osservazione lanciata dai giornali, questi politici nostrani possano spendere a man bassa per cose che non servono a nulla, per opere che non verranno mai finite, per ingrassare i portafogli altrui per consulenza d’oro, con il risultato finale che tutto resterà come prima.

Capisco che sotto sotto ci sia la mafia, la camorra, gli interessi personali, ma potrebbero spendere una piccola parte per creare più tarmovalorizzatori, più energie rinnovabili, più asili nido, insomma delle opere per permettano una migliore vita possibile al cittadino del Sud, ma so che tutto questo è un sogno.

Sei miliardi e ottocento milioni di euro da spendere entro il 31 dicembre. Eccolo il tesoretto del Sud, un patrimonio da investire, distribuire, erogare: altrimenti si perderà per sempre. Avere troppi , così tanti da non sapere come spenderli.

Via ilgiornale