In queste ore si parla molto di una dichiarazione attribuita al ministro del Welfare, Elsa Fornero, la quale in un’intervista al Wall Street Journal avrebbe detto “Il posto di lavoro non è un diritto”. Ma la titolare del dicastero del Welfare è anche tornata sulla riforma del lavoro, giudicandola non perfetta ma buona per coloro che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro.

Il fine ultimo della riforma, secondo Fornero, è quello di modificare l’atteggiamento dei cittadini italiani nei confronti dell’argomento lavoro. Si arriva, così, al passaggio incriminato, in cui il ministro spiega che il volere del governo è porre sotto protezione le persone – “non il lavoro” – ma deve cambiare la loro predisposizione, poiché il posto di lavoro “si guadagna attraverso sacrifici, non è un diritto”.

La frase ha sollevato un vespaio di polemiche: il leader Idv Di Pietro si schiera contro la “badessa” Fornero,  che accusa di voler “revisionare” la Costituzione italiana (che certifica il diritto al lavoro) e cambiare i connotati del Paese, che da “Repubblica democratica” sarebbe diventato una “Repubblica oligarchica” in mano agli istituti bancari ed alle caste. Dello stesso avviso un senatore della Lega, Vaccari, che si chiede ironicamente se la Fornero abbia giurato sulla Costituzione o su Topolino, il settimanale per bambini, e auspica nell’intervento di Napolitano.

Il ministro è stato perciò costretto ad un dietro-front, sottolineando che le sue parole non volevano mettere in discussione alcun diritto costituzionale, ma tutelare il lavoratore all’interno del mercato, prima che il singolo posto di lavoro.

Nel frattempo, alla Camera il governo ha ottenuto la fiducia con l’approvazione del terzo e del quarto articolo della riforma di Fornero. In un’intervista radiofonica quest’ultima difende il suo lavoro, definito “una buona riforma” anche se nessuno, all’interno del governo dei tecnici, ha mai detto di aver in mano la soluzione a tutti i problemi di questo ambito.

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