La crisi finanziaria ha fatto impennare l’Euribor, il tasso a cui le banche si prestano denaro tra loro ma che determina anche la rata del mutuo. Ma l’effetto dovrebbe esaurirsi in 3-4 mesi. L’analisi effettuata dallo studio JCAssociati fornisce le motivazioni di questa affermazione (sarà solo una speranza di chi ha un mutuo a tasso variabile ?)

Prendendo spunto dai titoli di molti quotidiani analizziamo la situazione
sui tassi di interesse non (come di solito) dal punto di vista di chi investe ma
dal punto di vista di chi è indebitato.
Per tutti gli operatori (sia
persone fisiche che giuridiche) che hanno contratto un mutuo a tasso variabile
infatti, le ultime settimane sono state caratterizzate da un costante e
significativo aumento dei tassi applicati; ciò nonostante che i rendimenti dei
Titoli di Stato siano diminuiti e i tassi di riferimento della BCE siano rimasti
stabili.
Il motivo dell’aumento dei tassi applicati ai mutui va
ricercato nel particolare “tasso” che viene normalmente applicato, cioè
l’Euribor. In termini pratici l’Euribor è il tasso al quale le banche si
prestano vicendevolmente la liquidità. Come ormai più volte sottolineato, data
la situazione di estremo nervosismo e sfiducia proprio nei confronti del sistema
bancario, le banche con eccesso di liquidità hanno smesso di prestarla alle
controparti in una situazione di fabbisogno. La liquidità quindi è diventata una
“merce” estremamente rara e quindi il suo “prezzo” (cioè il tasso Euribor) è
aumentato moltissimo proprio in concomitanza con il calo dei rendimenti dei
Titoli di Stato.

Via JC&Associati


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