In Italia, non è facile trovare un lavoro che permetta di sfruttare le proprie capacità intellettive, anche se si ha una laurea, spesso si è costretti ad accettare un lavoro dequalificato.

La creatività e il talento vengono sempre più sacrificati e il processo di valorizzazione è vicino al collasso, la causa è da imputarsi alle imprese e alle scuole che non orientano lo studente in maniera perfetta al mondo del lavoro.

Attualmente la figura più richiesta è il ragioniere, ma ci sono parecchi ragazzi intelligenti e laureati con il massimo dei voti che non riescono a trovare il lavoro che gli si addice (ci mette di mezzo anche il fatto che vogliono più soldi). Il problema principale è che crediamo di essere intelligenti e superiori a tutti, invece non lo siamo, ci sono parecchi che non sanno usare internet, non leggono i giornali e quindi non sanno cosa succede nel mondo.

Ogni diplomato si chiede se conviene studiare ancora per avere la laurea, la risposta a questo dilemma non è semplice in quanto sappiamo che un laureato prende di più di un diplomato ma solo dopo tanta gavetta, la stessa che fa un diplomato e spesso i diplomati fanno più carriera dei laureati, ma questo dipende dalla situazione lavorativa.

Quindi per migliorare la situazione bisogna valorizzare la persona cercando di migliorare le sue capacità, solo così si potrà andare avanti e si riuscirà a trovare il lavoro adatto alle proprie capacità e fare carriera.

Poveri ma geniali? Ma dove? A che serve il genio, quand’anche l’avessero nel Dna, ai 48 italiani su cento che non sanno usare Internet, alla spaventosa maggioranza che non sa neanche una lingua straniera, alla quasi totalità che non sa cosa succede nel mondo? Dove starebbe questo genio, poi, che nomi ha? Rubbia, Levi Montalcini, Dulbecco, i nostri premi Nobel, che poi hanno tutti studiato e lavorato all’estero? "Michelangelo diventò un grande artista perché aveva un muro da affrescare, e io in Italia non avevo un muro", così, amaro, Riccardo Giacconi, premio Nobel 2002 per la Fisica, italiano all’anagrafe, americano per obbligo.

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