Una modifica proposta alla manovra sul lavoro interessa direttamente i lavoratori parasubordinati (che in Italia sono 1 milione e mezzo) ed in particolare i collaboratori a progetto – o co.co.pro: gli emendamenti presentati alla commissione Bilancio da Treu (Pd) e Castro (Pdl) prevedono un salario minimo per questa categoria.

Il disegno dei senatori stabilisce che la paga dei co.co.pro dovrà presentare un valore di importo base determinato per legge e stabilito a cadenza regolare da decreti ministeriali. Questo valore sarà calcolato a partire da un rapporto fra quello medio delle paghe minime degli autonomi e la media di retribuzione dei contratti di tipo collettivo.

Tuttavia, tutti i lavoratori parasubordinati – co.co.pro , saranno interessati  da rinforzo del cosiddetto importo “una tantum”, già peraltro in vigore, l’assegno corrisposto in caso di perdita del posto: chi lavora per un periodo tra i sei mesi ed un anno avrà diritto ad una cifra di seimila euro.

La proposta prevede che la risoluzione descritta venga  posta in essere sperimentalmente per un periodo di tre anni, finiti i quali l’esecutivo si consulterà per decidere, eventualmente, di allargare il bacino di lavoro destinatario di quella che mira a diventare una mini-Aspi, ad iniziare dal settore dei parasubordinati,.

Il disegno prevede anche un giro di vite sulle cosiddette false partite Iva (ovvero quelle di chi ha un reddito annuale lordo inferiore ai 18mila euro): chi dichiarerà meno della cifra spartiacque sarà considerato oggetto di un rapporto di lavoro di tipo subordinato.

Altri punti interessanti dell’emendamento giunto al Senato sono l’introduzione del voucher nei rapporti fra imprese commerciali, studi professionali e committenti, la regola anti-frode sull’articolo 18 e la liberalizzazione dei job-on-call per le persone con meno di 24 anni e più di 55.

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