Dopo dieci anni di presidenza di George W. Bush alla casa bianca, il risultato è davanti ai nostri occhi, non è riuscito a fare qualcosa di utile per gli americani, dalla guerra in Iraq, alla cattiva gestione dell’economia americana il che ha mandato in malora tutto il sistema USA, con le conseguenza nefaste per i cittadini americani e l’Europa che rischia grosso.
Adesso Bush, con la collaborazione di Bernanke della Fed e del ministro del Tesoro, Paulson, ha redatto un piano di salvataggio pari a 700 miliardi di dollari, il che ha fatto venire il mal di pancia a parecchi repubblicani che per salvare la loro reputazione dovevano approvarlo e invece l’hanno rifiutato generando di fatto il crollo dei mercati azionari.
Insomma è ben chiaro che tutto quanto giri a favore di Barack Obama, candidato democratico alla casa bianca, visto che John McCain continua, di giorno in giorno, a perdere consensi proprio per colpa delle nefandezze dei repubblicani, Bush compreso.
Spero solo che quando Obama diventerà presidente degli Stati Uniti d’America, riesca a rialzare l’economia e chiudere con le guerre di Bush.
La crisi finanziaria e’ la miglior campagna elettorale per Barack Obama e potrebbe portare il candidato democratico alla Casa Bianca.
Via wallstreetitalia
Siamo in una fase di difficoltà nel mercato immobiliare, c’è più offerta che domanda e ci siamo ritrovati con parecchie case in vendita ma di compratori ce ne sono veramente pochi causando, quindi, un crollo dei prezzi delle case.
Ma c’è una inversione di tendenza, si compra di meno nelle città e si compra di più fuori città possibilmente nelle frazioni vicine diffatti le case costano meno, mentre nelle grandi città come Milano, Roma, Bologna, troviamo case in vendita che difficilmente verranno vendute subito, sopratutto in questo momento dove stipulare un mutuo significa pagare troppi soldi in rate mensili.
Attualmente le trattative d’acquisto stanno diventando sempre più serrate e alla fine si riesce a strappare dei buoni sconti sul prezzo di acquisto anche del 15%.
In ogni modo queso non è ancora il momento giusto per vendere e neanche comprare casa.
In quattro grandi città si registrano cali reali dei prezzi delle abitazioni nell’ultimo anno, con flessioni comprese fra il -0,5% e il -1%: si tratta di Milano, Bologna, Firenze e Venezia. Gli sconti sui prezzi richiesti per le case crescono del 10% sull’anno e vanno al 12,2%.
Via ilsole24ore
Con la crisi subprime che ha travolto gli Stati Uniti d’America, mettendo sul lastrico parecchie famiglie, ormai in parecchie città si trovano delle tendopoli dove le famiglie che non state in grado di rispettare la scadenza mensile del mutuo sono state costrette ad lasciare la casa alle banche perdendo tutto quello che hanno construito in una vita e si ritrovano a dormire in tenda nelle zone create apposta per loro.
Se ci facciamo un giro nelle zone limitrofe delle grandi città troveremo parecchie casa in vendita e con la crisi del dollaro comprare una villetta con 3 bagni, 3 camere da letto, giardino, garage etc, costerà "solo" 80.000/100.000 euro, praticamente un affare per chi vuole farsi una casa per le vacanze a Miami, Los Angeles, San Francisco etc..
Mentre a New York, comprare un appartamento in uno dei grattacieli residenziali lo trovi a 150.000-180.000 euro.
Questo giro di affari fa gola alle agenzie immobiliari Americane che, pur di accaparrarsi nuovi clienti, organizzano visite ad hoc con rimborso del viaggio aereo e dell’hotel, insomma gli stranieri stanno fiutando l’affare.
Quindi consiglio, a chi ha soldi e ama girare in America, di comprare anche solo per puro investimento!
Investitori non-americani, soprattutto europei, sono a caccia di occasioni immobiliari "a sconto" in America, complici i mutui subprime e l’euro forte. I prezzi in alcune citta’ sono calati fino al 19,3% (Miami e Las Vegas). A New York -5,8%.
Vai wallstreetitalia
Essere giovani e avere meno di 30 anni in Italia non è cosa da poco, anzi. E’ un mestiere difficile quello dei giovani, sempre in bilico fra precarità, ricerca di lavoro, mutui, famiglie che non nascono e così via.
La notizia di oggi è di quelle che fanno riflettere:
Secondo i dati del rapporto di OD&M, che prende in considerazione oltre 1,5 milioni profili retributivi, nel 2007 lo stipendio totale annuo lordo dei giovani impiegati (con un’età compresa tra 24 e 30 anni) è stato pari a 22.121 euro, ovvero il 77,1 per cento di quello dei colleghi con 41-50 anni e il 73,8 per cento di quelli tra 51 e 60 anni. Nel 2003 le quote erano significativamente più elevate: rispettivamente l’82,9 per cento e l’80,9 per cento. hanno perduto così poco più di un punto percentuale l’anno.
Come potete agevolmente leggere i giovani da 24 ai 30 anni percepiscono uno stipendio medio intorno ai 22.000 euro lordo l’anno che si traduce in un netto di circa 15.000 euro l’anno, ovvero 1.153 euro mensili (su 13 mensilità). Il dato in se non sarebbe così preoccupante se non fosse rapportato ai trend di stipendi degli altri anni. In sostanza come possiamo vedere dai dati successivi, i giovani lavoratori hanno una perdita secca annua di potere d’acquisto, vediamo la tabella:
Cosa ci aspetta il futuro? Non è dato saperlo, ma ad occhio come avviene spesso in Italia la situazione se possibile peggiorerà…
Fonti:
Repubblica
Sole24ore
Prosegue in tutta Italia il calo dei prezzi delle case. Il costo medio scende in tutte le principali città italiane, ad esclusione di Roma e Milano, dove invece i prezzi continuano a salire.
A confermare questo trend di lieve decrescita è l’osservatorio dell’Agenzia del territorio, che divulga una serie di dati. Vediamo nel dettaglio i due casi probabilmente più interessanti, ovvero Roma e Milano.
Nella Capitale:
Per comprare un appartamento di 60 metri quadri in centro, nel secondo semestre del 2006, si spendevano 387 mila euro. Alla fine dell’anno scorso il prezzo è arrivato a 426 mila euro. Va un po’ meglio con gli affitti che nell’ultimo anno sono rimasti sostanzialmente invariati: 1.755 euro al mese per 60 metri quadri in un quartiere “alto” della città.
La crescita media appare quindi intorno al 10%, un risultato che supera abbondantemente la crescita dell’inflazione e dimostra come il mercato immobiliare romano sia in fermento.
Situazione simile a Milano:
Sessanta metri quadri nella zona di San Babila costano 550.500 euro, oltre 25 mila euro in più del secondo semestre 2006. Per un appartamento di 90 metri quadri si spendono invece 825.750 euro. Un box in centro di 20 metri quadri costa 100 mila euro, poco meno che a Roma. Crescono anche gli affitti: in centro si pagano 31,5 euro al metro quadro, rispetto ai 29,7 euro del secondo semestre 2006: per un appartamento di 60 metri quadri si spendono 115 euro in più ogni mese.
La crescita in questo caso sfiora il 5%, con una situazione simile a Roma.
La grande domanda che è ora sulla bocca degli investitori è: “fino a quando il mercato immobiliare continuerà comunque a tirare?”
A questa domanda non ci sono attualmente risposte certe, il mercato sembra essere in frenata, ma il mattone è sempre il rifugio per gli investitori più prudenti nei periodi di incertezza, come quello attuale. Quindi tutti gli scenari sono possibili!
Adesso con i mutui sempre più cari e l’attuale crisi economica abbinata all’inflazione che cresce sempre di più, è sempre più difficile comprare una casa. Questo fatto ha generato una inversione di marcia per quanto concerne la compravendita di immobili, diffatti se un proprietario di un immobile decidesse di vendere, dovrà abbassare il prezzo altrimenti dovrà aspettare parecchio!
Si capisce benissimo che questo non è il momento di vendere e neanche comprare, bisognerebbe avere pazienza finchè la situazione economica si stabilizzi e che, sopratutto, la BCE abbassi i tassi di interesse!
Scende la «febbre del mattone»: per vedere un immobile sono ora necessari 135 giorni - circa 4,5 mesi - contro i 118 giorni che bastavano solo fino a sei mesi fa. In pratica per trovare un acquirente, è necessario pazientare circa 15 giorni in più rispetto allo scorso agosto.
Rispetto a 10 anni fa, comprare una casa costa 12 anni di stipendio, a causa dell’euro che ha fatto lievitare, in mariera esagerata, i prezzi del mattone e di conseguenza i lavoratori dipendenti devono lavorare per parecchi anni per poter dire “ho una casa mia”.
Purtroppo, come sappiamo, gli stipendi non hanno avuto la stessa sorte del mattone e quindi l’aumento è stato pressochè nullo generando, di fatto, la differenza tra il valore della casa e la retribuzione del lavoratore dipendente e di mezzo c’è anche l’inflazione che ha fatto lievitare i prezzi della materia prima (pane, carne, verdura, etc.) rendendo più difficile mantenere le rate mensili del mutuo.
Insomma se 10 anni fa ci volevano 7 anni di stipendio per avere una casa, oggi ce ne vogliono 12 e ci rendiamo conto che se le cose non tenderanno a cambiare al meglio, sarà sempre più difficile comprare una casa generando, prossimamente, un boom degli affitti!
La domanda che ci poniamo tutti è la seguente:
Per quanto tempo dovremmo ancora soffrire?
“Per comprare una casa, di circa 100 metri quadri, in Italia sono necessari tutti gli stipendi di dodici anni di lavoro. Questo è il quadro che fa Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie, calcolando il rapporto tra il valore delle case di residenza e la retribuzione dei lavoratori dipendenti. E’ cresciuta sempre più, stando ai dati, la distanza tra salario e valore della casa: nel lasso di tempo tra il 1995 e il 2006 sono aumentate del 43% le annualità di una retribuzione media netta di un lavoratore necessarie all’acquiisto di un immobile.”
C’è voluto un rapporto della UE per capire che gli agenti immobiliari italiani hanno superato quelli francesi in fatto di parcella, e guadagnano 4 volte di più del loro collega inglese, e la causa è da imputarsi alla bassa concorrenza.
Se vi rendete conto che ci sono agenzie immobiliari che chiedono una percentuale molto altra sulla vendita dell’immobile con il rischio che il guadagno diventi risicato tra noatio e, appunto, gli agenti immobiliari.
Provate a pensare che a New York c’è una agenzia immobiliare per persone facoltose che cercano casa dai 3 ai 15 milioni di dollari e gli agenti ne prendono il 1,5% / 2%, mentre in Italia gli agenti ne prendono il 5% / 6% di provvigione, basta qualche buon affare e sono economicamente a posto.
Purtroppo parecchi italiani si fanno affidamento a queste persone anche perchè non riescono a vendere la loro casa utilizzando il passaparola e sfruttando gli annunci giornali e considerato che la concorrenza è pressochè nulla ecco che l’esborso per il proprietario e acquirente diventano considerevoli.
“Secondo un rapporto indipendente della Commissione Ue gli agenti immobiliari italiani sono i più costosi d’Europa dopo i francesi. Su una casa dal valore di 250 mila euro, i nostri baldi ne incassano in media 15 mila.”
Vai lastampa
Con la crisi dei mutui subprime che ha coinvolto anche le banche inglesi di sua maestà, con il conseguente aumento delle rate del mutuo ha fi fatto generato una ulteriore crisi che ha coinvolto il mercato immobiliare.Questo mese il mercato delle case di Londra guida il piu’ forte ribasso dei prezzi in UK degli ultimi 5 anni, alla luce del fatto che il piu’ alto costo dei mutui e la prospettiva di ulteriori ribassi dei prezzi immobiliari tiene lontani i compratori.
Vai wallstreetitalia
In ogni modo se noi italiani volessimo aprofittare, vi ricordo che acquistare una casa a Londra o in Inghilterra non è una avventura semplice, e non soltanto per i prezzi (anche se i prezzi sono calati sono sempre più alti che in Italia), ma anche per tutta la procedura, molto diversa da quella italiana, che si deve seguire.
La prima differenza fondamentale è che non c’è il Notaio, l’intero procedimento di compravendita di un immobile (conveyancing) è gestito da Avvocati (Solicitors), ovviamente uno per il venditore (seller’s solicitor) ed uno per il compratore (buyer’s solicitor). Normalmente gli stessi agiscono anche, nel caso di mutui da estinguere o da accendere per le relative Banche o soggetti mutuanti.
Passare al tasso fisso o restare al variabile aspettando la discesa dell’interesse? Dipende, la risposta è nelle capacità di spesa di chi paga le rate del mutuo, risponde Giuseppe Romano, direttore dell’Ufficio Studi di Consultique, la prima rete di consulenti finanziari “fee only” in Italia, nessuno può prevedere l’andamento dei tassi d’interesse nei prossimi 20 o 30 anni, cioè la durata di un mutuo, quindi se la capacità di spesa della famiglia va oltre la rata del mutuo, e può comprendere anche eventuali nuovi aumenti dei tassi d’interesse, si può ragionare sulla scelta del tasso fisso o variabile. Altrimenti, ogni mutuatario deve farsi i conti in tasca e stabilire con il tasso fisso la somma del bilancio familiare mensile da poter destinare alla rata del mutuo, tarando il mutuo sulla famiglia e non il contrario.Oggi conviene ancora il tasso fisso perché i tassi Euribor potrebbero salire di poco. Con l’inflazione al 2,6 per cento è impensabile che il trend dei tassi possa cambiare rotta a breve e iniziare a scendere, piuttosto sui tassi variabili possono pesare fattori di congiuntura (con effetti da prevedere) come la crisi subprime. E poi se i tassi fissi restano tali, i variabili possono scendere a zero, ma nessuno può dire fino a dove possono salire.Nel tasso variabile, a eccezione della durata più breve (dieci anni), Banca Woolwich offre un tasso del 4,75%. Un mese fa, su tutte le scadenze, l’offerta migliore era il 4,93% di Ing Direct. Sul tasso fisso il calo è più modesto. Ma oggi ci si può finanziare per dieci anni al 5,21%, contro il 5,25% di un mese fa (in entrambi i casi con Ing Direct). E, per fare solo un altro esempio, sui 15 anni la migliore offerta un mese fa era il 5,52% di Ing Direct. Oggi il 5,4% di Banca per la Casa. In lieve aumento, invece, il tasso per la durata massima, 40 anni: dal 5,99% che l’Agricola mantovana offriva lo
scorso mese, al 6,05% attuale di Bnl.
La prima cosa che si chiede a chi accende un mutuo per comprare casa è se vuole quello a tasso fisso o quello a tasso variabile. Per saperlo ci vorrebbe la sfera di cristallo. Il primo non ha bisogno di spiegazioni, si paga sempre la stessa rata, il secondo dipende dal costo del denaro sul mercato finanziario, che è fluttuante: se aumenta, la rata diventa più alta, se diminuisce diventa più bassa. Esistono anche mutui a tasso misto, oppure a tasso variabile ma con rata fissa, in cui gli eventuali aumenti o diminuzioni si riflettono sulla durata del contratto allungandola o abbreviandola. Conviene sentire un consulente di fiducia, considerando che negli USA molti si sono rovinati con l’aumento delle rate dei mutui, mettendo in crisi il sistema bancario. E’ anche necessario informarsi se il mutuo proposto dalla banca abbia un tasso iniziale (di ingresso) più basso per le prime rate rispetto al tasso che verrà applicato successivamente per le restanti rate (cosiddetto tasso a regime, il quale è, ovviamente, quello più importante). Al fine di avere una chiara rappresentazione degli obblighi cui occorrerà fare fronte, è senz’altro opportuno richiedere alla banca il “piano di ammortamento”.
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