La commissione Ue ha deciso di multare’Italia per non aver equiparato l’età pensionabile tra uomini e donne, insomma doveva già mettere in atto il proposito di allineare l’età da pensione delle donne con quella degli uomini, cioè 65 anni, in modo che il gentil sesso abbia lo stesso trattamento degli uomini, diffatti doveva essere applicato nel 2008, ma c’erano state troppe polemiche che avevao fatto slittare il procedimento.
Questo procedimento ha i suoi pro e contro, da una parte è giusto che le donne abbiano lo stesso trattamento degli uomini, dall’altra parte non va bene portare a 65 anni il limite in quanto le donne “lavorano” di più tra bambini, casa e lavoro.
La Commissione Ue invierà dunque all’Italia una lettera di avviso formale di messa in mora nella quale si sottolinea come il sistema previdenziale pubblico italiano violi il principio della parità di trattamento economico tra uomini e donne, mettendo in atto dunque una discriminazione basata sul sesso.
Via sole24ore
Secondo un rapporto della OCSE che ha rilevato i salari di 30 paesi dell’Unione Europea e l’Italia è al 23mo posto praticamente tra gli ultimi, lo stipendio medio di un lavoratore italiano single, nel 2008, è stato di 15.878 euro netti pari a circa 22.468 euro lordi, rappresenta un valore molto distante dai 20606 euro netti che rappresentano la media europea, la causa principale è dovuta fatto che siamo troppo tassati, il peso fiscale di un lavoratore italiano è del 46.5% ì, quasi la metà, e in questo siamo tra i primi come imposizione fiscale.
Dopo questo rapporto il ministro Sacconi, ha voluto precisare che il governo sta lavorando per far abbassare il peso fiscale, ma questa “promessa” era già stata fatta ancora prima che entrasse il governo Berlusconi e addirittura il Governo Prodi aveva promesso che dal 2011 ci sarebbe stato un calo delle tasse.
Insomma i fatti sono chiari, se vogliamo vivere bene e quindi aumentare il potere di acquisto bisogna che il premier Berlusconi cominci già ad attuare dei tagli fiscali nelle buste paga di ogni lavoratore italiano, ma so che questo succederà solo se il debito venga diminuito di parecchio se non azzerato, purtroppo ci vorranno anni perchè possa succedere.
A fine 2008, l’Italia era al 23esimo posto per i salari sulla lista dei 30 paesi che fanno parte del l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Lo dice uno studio annuale dell’Ocse sulle imposte sui salari.
Via reuters
L’Unione Europea si è dichiarata molto preoccupata per questa crisi finanziaria che sta mettendo in ginocchio l’economia europea, ci sono troppe azienda che sono fallite e troppe stanno fallendo, in più ci sono tante imprese che chiedono la cassa integrazione, causando di fatto un aumento enorme di disoccupati, sei milioni di europei resteranno senza lavoro, insomma tutto questo è considerato una bomba atomica che sta mettendo in crisi parecchie famiglie che fanno fatica o non riescono a sopravvivere fino a fine mese, tra bollette, mutuo e cibo.
La UE dice che per risolvere questa situazione bisogna attuare le riforme al più presto possibile, intanto alcuni paesi del UE stanno già muovendosi a differenza dell’Italia dove Berlusconi dice che siamo messi meglio di tutti e che stiamo bene così, basta solo qualche operazione per mettere a “posto” come le social card e il progetto casa.
Non so cosa vede Berlusconi, ma so che l’Italia è messa PEGGIO degli altri paesi europei, quindi bisognerebbe fare qualcosa per evitare il patatrack totale!
Una «recessione senza precedenti che potrebbe causare altri 6 milioni di disoccupati entro il 2010» e produrre «gravi conseguenze sociali per le famiglie e le persone».
Via corriere
Come sappiamo, per i dipendenti del pubblico impiego la pensione di vecchiaia viene erogata a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne, per la UE questa regola viola la regola sulla discriminazione retribuitiva in base al sesso in quanto la donna prende meno dell’uomo e questa è una discriminazione, per questo la corte di giustizia di Bruxelles ha chiesto al governo italiano di togliere questa differenza in modo che la donna venga messa sullo stesso piano dell’uomo, altrimenti verrà multato.
Devo dire che il metro di valutazione della UE su questo campo mi pare troppo esagerato, sono d’accordo che la discriminazione tra uomo e donna deve sparire, siamo tutti sullo stesso piano, ma il rendimento lavorativo di una donna a 65 anni non è uguale a quello dell’uomo, poi bisogna anche considerare che se abbassano l’età, la pensione sarà ancora più bassa.
Per i dipendenti pubblici la diversa età per l’accesso alla pensione di vecchiaia – 60 anni per le donne e 65 per gli uomini – contrasta con uno dei principi del Trattato Ue, quello che vieta discriminazioni, basate sul sesso, nella retribuzione.
Via ilsole24ore
La crescita economica dell’Italia è come una linea piatta, non cresce e neanche scende, per la UE l’Italia è in una fase di stagnazione e la domanda interna tende a scendere ancora con ripercussione sull’economia, la causa principale è l’inflazione con la sua corsa dei prezzi della materia prima.
Ormai sembra che il rischio di una recessione in Italia sia una questione di tempo, anche se tutti sono cauti Berlusconi compreso, la quale asserisce che l’economia italiana è solida e potrà solo crescere entro nel 2009, ma queste sono solo parole, i fatti per rilanciare l’economia non si sono ancora visti, si parla tanto di Alitalia, di misure contro i teppisti, di leggi ad personam, ma di manovre economiche nell’interesse dei consumatori non si sono ancora viste.
Quindi la Ue è pessimista, Berlusconi è ottimista, mentre io in qualità di consumatore italiano sono per la speranza che vada per il meglio, anche se penso che fino a metà 2009 non cambierà niente.
Pil, Italia in negativo. Bruxelles: “Stagnazione” Berlusconi: “L’economia italiana è molto solida”
Bruxelles: “E’ stagnazione” Per la Commissione europea l’economia italiana si trova in una fase di stagnazione come dimostra l’andamento della crescita trimestre su trimestre: 0,5 nel primo, -0,3% nel secondo, crescita zero nel terzo, 0,1% nel quarto.
Via ilgiornale
Periodo favorevole per la Porsche. La casa delle sportivissime tedesca, che riscuote sempre più successo nel mondo e soprattutto in Italia, è incontenibile. A poche ore dall’annuncio della nuova Porsche Cayman S Sport, il nuovo bolide della casa di Stoccarda da 300 cavalli, arrivano dalla UE grosse novità.
Il piccolo coupè di Stoccarda ha appena svelato i suoi dettagli (solo alcuni, per la verità) al pubblico: il prezzo, per quanto riguarda la Gran Bretagna, sarà di 49.890 sterline, un po’ più alto rispetto al previsto, ma ciò che si ottiene in cambio non farà certo venire voglia di lamentarsi. (via autoblog)
Ed ecco la novità di oggi. La UE ha dato il via all’acqusizione da parte di Porsche della Volkswagen:
La Commissione Europea ha autorizzato la proposta di acquisizione del colosso dell’auto tedesco Volkswagen da parte di Porsche. Lo rende noto un comunicato diffuso a Bruxelles. (via il tempo)
Il controllo che la Porsche aveva sulla casa popolare tedesca diventarà totale? Riuscirà la casa di Stoccarda a risollevare le sorti del marchio VW, ultimamente in ombra nel mercato?
Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha evidenziato un problema che sta attanagliando il popolo italiano, cioè che gli stipendi sono fermi a 15 anni fa e il peggio è che il costo del lavoro è aumentato, insomma l’inflazione attuale ha fatto crescere i prezzi causando una diminuizione dei redditi pari al 3% il che sta facendo calare i consumi.
Purtroppo c’è poco da cambiare, in quanto le imprese italiane hanno sul groppone il costo del lavoro che è aumentato del 30%, ma l’analisi non si ferma qui, se confrontiamo questi dati con quelli dei paesi della Ue, vediamo che noi siamo messi molto peggio, e questo vuol dire che bisogna muoversi per poter far fronte a questo problema e solo il governo può farlo, deve infatti cominciare a defiscalizzare i nostri stipendi e cominciare a spendere meno, ma purtroppo i nostri politici fanno orecchie da mercante oppure fanno delle cappelle come la "Robin Tax" che di fatto è una arma a doppio taglio che ricadrà, in maniera negativa, sui cittadini italiani.
Insomma per poter svegliare questa Italia che sta andando in coma, il governo deve lasciare perdere i tesoretti, le intercettazioni, la Carfagna e altre cose che non servono a nulla e quindi cominciare a risolvere i VERI problemi, ma so che questa è vera utopia italiana.
I salari in Italia sono fermi a quindici anni fa ma il costo del lavoro aumenta piu’ che negli altri paesi europei. E’ la fotografia scattata dal Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nel corso del suo intervento all’assemblea dell’Abi. Le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti, osserva, "non sono oggi molto al di sopra del livello di quindici anni fa". Nel frattempo, il costo del lavoro per unita’ di prodotto nell’economia "e’ aumentato di oltre il 30%, contro il 20% in Francia e il pressoche’ nulla della Germania".
Via iltempo
Sembra che non ci siano medicine che possano fa risollevare l’Italia, stiamo diventando sempre più poveri nei confronti dei paesi della UE, la Eurostat (l’istituto di statistica europea) ha stilato una classifica del Pil pro capite europeo, e siamo terz’ultimi, peggio di noi stanno la Grecia e il Portogallo.
A parte il fatto che siamo appena un punto sopra la media europea, dobbiamo anche considerare che abbiamo perso 2 punti rispetto al 2007, mentre gli altri paesi della UE ci hanno solo guadagnato, il che significa che siamo messi male e non riusciamo a rialzare la testa, anzi ci stiamo solo piangendo addosso.
Il top resta il Lussemburgo con un pil pari a 276, e la seconda è l’Irlanda a146, mentre la medaglia di bronzo va all’Olanda con 131, questi numeri confrontati con il pil dell’Italia che è appena a 101, ci fanno capire quanto dobbiamo ancora lavorare e se tutto va bene nel 2012 dovremmo stare meglio.
Secondo i dati di Eurostat il Lussemburgo si conferma come il Paese leader in Europa con un Pil pro capite che nel 2007 si è attestato a quota 276. A seguire ci sono l’Irlanda (146), i Paesi Bassi (131), l’Austria (128). Sopra a Spagna e Italia si attestano la Francia (111), la Germania (113) e il Regno Unito (116).
Via wallstreetitalia
C’è voluta un’intera giornata di negoziati e poi, nel cuore della notte tra lunedì e martedì a Lussemburgo i 27 ministri del Welfare Ue, tra cui il nostro ministro Maurizio Sacconi, sono riusciti a varare il compromesso sull’orario di lavoro fissandolo a 48 ore settimanali a meno che lo stesso lavoratore dipendente decida di andare oltre e in questo caso potrà raggiungere le 60/65 ore settimanali.
Insomma è stato raggiunto un accordo molto elastico, che lascia ampie possibilità di deroghe agli Stati dell’Unione Europea, sull’orario di lavoro la nuova legislazione rivede la direttiva del 1993 dove il limite era già fissato sulle48 ore settimanali ma alcuni Stati, e in particolare modo l’Inghilterra, avevano ampie possibilità di deroghe denominate "opt out", così le aziende facevano firmare ai nuovi assunti una liberatora che li esulava dagli obblighi della direttiva, premesso che questa possibilità rimane ancora in auge, ma il lavoratore non potrà più firmare l’"opt out" nel primo mese di impiego, né potrà essere discriminato se si rifiuta di farlo.
Questo accordo ha i suoi punti positivi e negativi ma che sono, a mio parere, a vantaggio per le aziende, mentre per i lavoratori cambia poco, forse nulla. In ogni modo io sono per le classiche 40 ore settimanali pari a 8 ore al giorno dal lunedì al venerdì, straordinari esclusi e basta.
Un faticoso compromesso tra i 27 Paesi dell’Unione europea ha permesso di dare il via libera a Lussemburgo alla direttiva sull’orario di lavoro, dopo anni di tentativi falliti. Ora la battaglia, tuttavia, sembra spostarsi al Parlamento europeo, dopo le critiche già avanzate dai sindacati che hanno giudicato la norma «inaccettabile», e le riserve dei partiti della sinistra. L’intesa lascia il limite massimo di lavoro settimanale a 48 ore a meno che lo stesso lavoratore scelga altrimenti (opt out). In questo caso, comunque, la durata massima del lavoro settimanale potrà raggiungere le 60 o al massimo 65 ore.
Via corriere
Molti di noi hanno invidiato i nostri professori, che fanno il loro dovere con poca fatica e in più hanno parecchi pomeriggi liberi e tre mesi di ferie all’anno, insomma viene considerato un lavoro che tutti vorrebbero, però c’è il roverscio della medaglia, cioè che percepiscono stipendi molti inferiori alla media europea 27.500 euro lordi all’anno contro i 40.000 euro lordi della media UE.
Per ovviare a questo problema, il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini, ha imposto l’obiettivo di aumentare gli stipendi dei professori, in base alla regola della meritocrazia, però non sarà facile per non dire impossibile, in quanto di professori in Italia sono parecchi, circa 230.000, e i soldi per questi non si sa dove li reperirà? dal tesoretto? con nuove tasse? con un miracolo? no non si può!
Bisogna prima mettere a posto i conti e dopo si vedrà, ma adesso ci sono troppe spese e non si può pretendere di fare i salti mortali con il rischio di aumentare il debito pubblico e ritornare con i problemi di 5 anni fa!
Li hanno sempre considerati degli scansafatiche: tre mesi di vacanze l’anno, pomeriggi in buona parte liberi, poi arriva il ministro Gelmini e per la prima volta dice quello che da anni loro si aspettavano di sentirsi dire: «Questa legislatura deve vedere uno sforzo unanime nel far sì che gli stipendi degli insegnanti siano adeguati alla media Ocse».
Via lastampa