Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha deciso di lasciare i tassi di interesse al 1,00%. Quindi non ci sono state delle sorprese che molti si aspettavano, Draghi ha preferito fermarsi ed ascoltare i mercati. L’Eurozona è quasi in recessione, ma il problema maggiore riguarda l’inflazione che si assesta al 2,8%, per cui non era conveniente tagliare ancora i tassi. Però se l’inflazione tenderà a scendere ancora, è probabile che possa tagliare i tassi di un quarto di punto, ma questa situazione economica non ci permette di fare delle valutazioni certe. In ogni modo devo dire che se ci fosse stato ancora Trichet al posto di Draghi, sicuramente i tassi sarebbero ben superiori.
Via ilsole24ore
La Fed ha annunciato che non rialzerà i tassi fino alla metà dell’anno 2013, in quesnto la crescita economica in USA va a rilento. Bernanke ha valutato la situazione finanziaria dell’America asserendo che la crisi non è ancora del tutto finita. L’economia tarda a rialzarsi, ci sono troppi disoccupati che vicono con assegni di sussidio e di conseguenza il debito pubblico americano sta crescendo di giorno in giorno. Per questo la Fed ha deciso di lasciare invariato il tasso in maniera da non appesantire ulteriormente l’economia USA e questo rappresenta un vero atto di coraggio, in quanto i mercati pretendevano l’aumento. Di contro la BCE ha rialzato troppo presto i tassi di interesse portandoli al 1.25% con lo scopo di stabilizzare i prezzi e di tenere a bada l’inflazione che stava salendo, ma non ha tenuto conto della crisi economica che sta attanagliendo l’Europa. Insomma ha sopravvalutato la forza dell’euro, convinta che l’economia europea si sarebbe riavviata a pieni regimi in breve tempo. Questo non è ancora successo, anzi stiamo rischiando grosso. Non sarebbe male che Trichet faccia un passo indietro e portasse i tassi almeno al 1%.
Via radiocor
A fine anno e precisamente verso ottobre 2011, terminerà il mandato dell’attuale presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet. La cancelliera tedesca Angela Merkel, spingeva per avere l’attuale governatore della Bundesbank, Axel Weber, come presidente della BCE, ma purtroppo non era ben gradito da mezza Europa quindi ha dovuto ritirare la sua candidatura. Attualmente il candidato ideale, sarebbe Mario Draghi, l’attuale governatore della Banca d’Italia, che annovera un curriculum di tutto rispetto e una notevole esperienza. A spingere la candidadure di Draghi come presidente BCE, ci sono anche i prestigiosi quotidiani come “L’Economist” e “Financial Times”, in quanto sono convinti che saprà fare meglio di Trichet. Ritorniamo alla domanda presente nel titolo di questo post: Cosa cambierà con Mario Draghi come presidente BCE? La risposta è nulla o forse tutto, nessuno ha la sfera magica per capire cosa potrebbe fare. Ma so che da quando è governatore della Baca d’Italia, non ha mai svirgolato, anzi è stato inecceppibile, serio e preciso. Quindi sa cosa è meglio per l’economia europea, saprà contrastare l’inflazione e quindi tagliare o aumentare i tassi di interesse.
Via sole24ore
L’inflazione mensile sempre ad Agosto 2010 (rispetto al mese precedente -Luglio 2010 ) segna un valore del +0,2%
Un anno fa a Agosto 2009 il dato mensile era stato dello 0,1%. Per conoscere tutte le statistiche relative ad altri periodi visita questa pagina
Nel mese di agosto gli aumenti congiunturali più significativi sono stati rilevati per i capitoli Comunicazioni (più 1,2 per cento), Trasporti (più 1,0 per cento) e Bevande alcoliche e tabacchi (più 0,3 per cento); variazioni nulle si sono registrate nei capitoli Prodotti alimentari e bevande analcoliche, Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, Mobili, articoli e servizi per la casa, Servizi sanitari e spese per la salute, Istruzione e Servizi ricettivi e di ristorazione; una variazione congiunturale negativa si è verificata nel capitolo Abbigliamento e calzature (meno 0,1 per cento).
Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Trasporti (più 3,8 per cento), Altri beni e servizi (più 3,3 per cento) e Istruzione (più 2,5 per cento); una variazione nulla si è verificata nel capitolo Ricreazione, spettacoli e cultura.
Qui i dati relativi ad un anno fa
Per il prossimo dato relativo a Settembre 2010 (Inflazione in ITALIA) visita questa pagina
Se si desidera stimare l’inflazione media annuale consigliamo di utilizzare l’utility di Rivaluta.it
A cura di www.rivaluta.it
Dopo ben sette mesi di continuo calo l’inflazione comincia a rialzare la testa con un +1,3%, praticamente 0,3% in più rispetto a marzo, il che ci fa capire che la crisi economica sta per essere messa alla spalle pian piano, anche se bisogna vedere come vanno gli ordini da parte delle industrie a prescindere dall’inflazione, in ogni modo è un segnale positivo che fa ben sperare che il tutto possa finire entro il 2009 e in più le bollette di aprile della luce e del gas scenderanno e precisamente del 3,1% per l’energia elettrica e 5,3% per il gas, quindi è una buona boccata di ossigeno per le famiglie in crisi.
Prima di lasciarsi andare in facili entusiasmi vediamo come va il mese di maggio e giugno, se vediamo che l’inflazione comincia ad salire allora possiamo dire che la crisi finanziaria sta per finire.
Torna a salire l’inflazione ad aprile. Dopo sette mesi di tendenza al ribasso, (era stabile a febbraio), in base alla stima provvisoria dell’Istat l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività presenta una variazione pari a +1,3% su base annua e pari +0,3% rispetto al mese di marzo.
Via sole24ore
La crescita economica dell’Italia è come una linea piatta, non cresce e neanche scende, per la UE l’Italia è in una fase di stagnazione e la domanda interna tende a scendere ancora con ripercussione sull’economia, la causa principale è l’inflazione con la sua corsa dei prezzi della materia prima.
Ormai sembra che il rischio di una recessione in Italia sia una questione di tempo, anche se tutti sono cauti Berlusconi compreso, la quale asserisce che l’economia italiana è solida e potrà solo crescere entro nel 2009, ma queste sono solo parole, i fatti per rilanciare l’economia non si sono ancora visti, si parla tanto di Alitalia, di misure contro i teppisti, di leggi ad personam, ma di manovre economiche nell’interesse dei consumatori non si sono ancora viste.
Quindi la Ue è pessimista, Berlusconi è ottimista, mentre io in qualità di consumatore italiano sono per la speranza che vada per il meglio, anche se penso che fino a metà 2009 non cambierà niente.
Pil, Italia in negativo. Bruxelles: “Stagnazione” Berlusconi: “L’economia italiana è molto solida”
Bruxelles: “E’ stagnazione” Per la Commissione europea l’economia italiana si trova in una fase di stagnazione come dimostra l’andamento della crescita trimestre su trimestre: 0,5 nel primo, -0,3% nel secondo, crescita zero nel terzo, 0,1% nel quarto.
Via ilgiornale
L’inflazione sta facendo sempre più vittime, sta portando tutti i prezzi verso l’alto tra questi c’è anche il tasso variabile che si è portato al 5,85% che, tra l’altro, è riferito al mese di giugno e quindi non considera l’aumento del tasso di interesse di un quarto di punto praticato dalla Bce, il che significherà che a luglio, i tassi aumenteranno ancora.
L’abi ha voluto sottolineare che la differenza tra il tasso nominale sui mutui e l’inflazione è più bassa rispetto a qualche anno fa, però questa informazione serve ben poco per le famiglie che hanno stipulato un mutuo a tasso variabile e che vedono, di mese in mese, lievitare la rata mensile del mutuo e per ovviare a questo problema cercano di spostarsi sul fisso, ovviamente ci sono le spese di mezzo ma la sicurezza di dover pagare una rata fissa vale più di ogni altra cosa, sopratutto in questa situazione economica.
Intanto per quelli stakanovisti del variabile, attendono la lettera della loro banca con le proposte di modifica del contratto, in particolare il passaggio dal tasso variabile a un tasso fisso calcolato sulla media del 2006, come stabilito dall’intesa tra Abi e il governo, che partirà da gennaio 2009.
In ogni modo io sono per il variabile, perchè so che dal 2009 tutto si stabilizzerà.
L’inflazione colpisce duramente i mutuo-people italiani. In giugno, cioè già prima del rialzo al 4,25% dei tassi ufficiali da parte della Banca centrale europea, il tasso sui prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni era arrivato al 5,85%, il massimo dall’agosto del 2002.
via ilgiornale
Purtroppo le massicce dosi di ottimismo da parte degli istituti finanziare e della politica non hanno minimamente influito sull’attuale sistema mutui. I tassi continuano inesorabilmente ad alzarsi, toccando ormai quota 5,85%!
Nuovo record per i tassi sui mutui che a giugno salgono al 5,85%, toccando così i livelli massimi dall’agosto del 2002. (via temporeale)
Dall’ABI arrivano comunque altre raccomandazioni. Non è tutto così male – dicono – nel 2002 era molto peggio, perchè i tassi del mutuo devono essere depurati dall’inflazione galoppante. Sembra quasi una frase discolpevole, girando il problema sull’economia-politica inflazionistica.
Nel frattempo la credibilità e l’ottimismo popolare calano. E le nuove polizze mutuo sono per il 60% composte da tassi fissi. Quindi minima fiducia verso il futuro!
L’inflazione galoppante colpisce questa estate italiana, come la cinese ci aveva colpiti durante l’inverno qualche anno fa. La crisi ormai è sensibile. Il dollaro vale sempre meno, il petrolio di contropartita costa sempre di più. L’Italia purtroppo vive di trasporti via ruota, dove l’incidenza del carburante è massima. E tutto si riversa nell’economia familiare, colpendo direttamente i generi di prima necessità.
L’Istat conferma: inflazione a giugno ai massimi da 12 anni, con l’indice che sale al 3,8%, in accelerata rispetto al 3,6% di maggio. A correre di più sono soprattutto i prezzi di alimentari (+6,1%), acqua, elettricità e combustibili (+7,2%), trasporti (+6,9%). All’origine dei maxi-rincari c’è ancora una volta la corsa delle quotazioni del petrolio, che da mesi continua ad aggiornare i suoi massimi. (via tgcom)
Sul sito Rivaluta potete analizzare per conto vostro i dati storici relativi all’inflazione. Noi vi abbiamo semplicemente mostrato il grafico degli ultimi 2 anni, pensiamo possa bastare per scuotervi un attimino…
Tutto aumenta. Dagli stabilimenti balneari al pane, per arrivare alle bollette acqua, luce, gas. Vere e proprie stangate. E la rata del mutuo, che si impenna a sua volta, diventa sempre di più un cappio al collo!
Ho scelto questo titolo “non ci resta che piangere” con Benigni e Troisi per sottolineare la nostra situazione che sta divantando, di giorno in giorno, sempre più insostenibile tra l’inflazione che è arrivata al 4,00% generando aumenti sulle materie prime, il prezzo petrolio che non smette di crescere e infine la Bce, ieri, ha aumentato di un quarto di punto i tassi di interesse europei portandoli al 4,25% in modo da contrastare l’inflazione.
Capisco i timori di Trichet, ma dico che questo aumento servirà a poco, per non dire nulla, anzi metterà in crisi parecchie famiglie che hanno contratto un mutuo a tasso variabile, bisognerebbe riversare gli sforzi per contrastare l’aumento dei prezzi sul controllo di chi specula sul petrolio e sui mutui e sopratutto cominciare ad investire per poter crescere economicamente. Il problema è che tutti parlano ma nessuno va ai fatti e di conseguenza si arriverà ad una stagnazione.
Purtroppo le banche fanno la parte del padrone ed sono evidenti le loro gravissime responsabilità, che invece di consigliare tassi fissi a partire dal 2005, quando il costo del denaro si era ridotto attorno al 3,5%, al minimo storico con tutte le previsioni che propendevano per una imminente stagione di aumenti, le banche hanno consigliato, a tutti, tassi variabili.
In ogni modo la situazione attuale sta prosciugando sia i stipendi dei lavoratori sia i loro risparmi di una vita e per quanto si possa risparmiare non si riesce a pagare tutto, bisognerebbe aumentare le buste paga dei lavoratori, ma il problema è che nessuno vuole farlo perchè hanno paura della spirale prezzi/salario che porterebbe ad una inflazione ancora più elevata, quindi l’unica soluzione è quella di abbassare le tasse sugli stipendi in maniera considerevole e diminuire la spesa pubblica, ma il governo italiano ha ben altre cose su cui pensare come il decreto anti itercettazioni.
Alla fine non ci resta che piangere!
Il problema per i risparmiatori, se mai, è capire se la mossa della Bce sia isolata o sia invece il preludio a una nuova serie di rialzi. E soprattutto, quanto a lungo possa continuare l’anomalia che vede i tassi interbancari sensibilmente al di sopra dei saggi ufficiali a causa della crisi di fiducia provocata dall’ondata subprime sui mercati del credito. Le previsioni degli operatori, per il momento, scontano un altro aumento di 25 punti base dei tassi entro dicembre.
Via ilsole24ore